L’economia Cinese frena, l’occupazione scoppia.

 

Hard o soft landing? Da circa un anno gli analisti che si occupano di Cina si arrovellano e si dividono su questo punto cercando di stimare l’evoluzione del prodotto interno lordo nella seconda economia mondiale. Attualmente le preoccupazioni sono in maggioranza, considerato che il terzo trimestre del 2011 si è chiuso in progresso del 7,4% nel confronto anno su anno, segnando il settimo ribasso consecutivo. Per altro, è la prima volta dal 2008 che le stime elaborate dal Governo (+7,6%) vengono disattese.

Piena occupazione
Tuttavia c’è chi guarda a un altro indicatore per provare a descrivere lo stato di salute dell’economia del Dragone. In particolare, alcuni analisti statunitensi sottolineano la situazione di sostanziale piena occupazione raggiunta negli ultimi mesi dal Paese – dopo una crescita dei posti di lavoro calcolata in 83 milioni di unità negli ultimi dieci anni, per un totale di 800 milioni di lavoratori – raccontando le storie di imprenditori manifatturieri (ma non solo) che faticano a reperire sul mercato personale specializzato. La situazione è difficile soprattutto nei settori che sono già a un secondo livello dello sviluppo industriale e producono manufatti di qualità, che richiedono professionalità elevate. I 6,8 milioni di laureati previsti per quest’anno, secondo le stime governative, dovrebbero trovare lavoro nell’arco di nove mesi.

Disoccupazione in caduta libera
Anche i centri per l’impiego delle principali città registrano un inedito deficit di domande rispetto all’offerta: la quota dei senza lavoro nei centri urbani si attesta su un fisiologico 4,1%, sugli stessi livelli del 2008 – prima cioè che scoppiasse la crisi internazionale – e due decimali in meno rispetto a un anno fa. Inoltre il dato è sensibilmente inferiore al 5% indicato come target dal Governo di Pechino per il periodo 2011-2015.

Pesa la politica del figlio unico
Un fenomeno che si spiega in parte con la moderazione salariale degli ultimi mesi, a fronte di un costo della vita crescente (trend che sta trattenendo nelle campagne un numero crescente di persone rispetto al passato), ma soprattutto con gli effetti della politica del figlio unico praticata a partire dagli anni Ottanta. La forza lavoro in Cina ormai cresce al modesto ritmo dello 0,5%, per cui basta una crescita del Pil del 7% o poco meno per mantenere la piena occupazione e minimizzare il rischio di tensioni sociali.

 

By Cristian Ballarin – Direttamente dalla Cina
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